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Le competenze del prematuro Empty Le competenze del prematuro

il Lun 15 Ott 2018 - 16:28
Udito

L'apparato uditivo umano è completo e fisiologicamente funzionante dalla ventottesima settimana di gestazione. È stato documentato che il neonato prematuro di 28/32 settimane risponde già a stimoli uditivi (Gesell, 1945) anche se la reattività è debole e l'abituazione è assente. Dalla trentacinquesima settimana, l'orientamento del prematuro verso stimoli uditivi sembra essere simile a quella del nato a termine, tuttavia ad un'analisi più approfondita possiamo trovare delle differenze di reazione. Ad esempio Giovannelli, Callegati e Farneti (1993) hanno verificato che sia i nati a termine, che i nati pretermine rispondono con una variazione del ritmo cardiaco all'ascolto della voce materna arrabbiata, i primi presentano una reazione accelerativa (interpretabile come risposta difensiva nei confronti di uno stimolo riconosciuto come negativo, associato ad un disagio) mentre i secondi mostrano una reazione decellerativa (interpretabile come risposta ad uno stimolo conosciuto ma non ancora associato a qualcosa di spiacevole).

Vista

La vista è l'unico senso che il bambino comincia ad utilizzare solo dopo la nascita. Nel nato pretermine non sembra esserci una vera e propria attenzione visiva prima delle 29 settimane d'età post-concezionale. In seguito la scansione degli stimoli e il tempo d'attenzione vanno progressivamente migliorando con l'aumentare dell'età. Comunque, i prematuri giunti alla quarantesima settimana (quindi al termine atteso per la nascita) si abituano più lentamente agli stimoli visivi rispetto ai neonati a termine (Friedman e altri, 1981). Rose (1981, 1983) ha dimostrato che ancora a sei mesi e a dodici mesi d'età corretta, i nati prematuri hanno bisogno di tempi di fissazione più lunghi nell'elaborazione di stimoli visivi e non mostrano preferenze per stimoli nuovi, a differenza dei nati a termine della stessa età.

Stati di sonno e di veglia

Con il termine "stato", s'intende "un raggruppamento riconoscibile di variabili fisiologiche e comportamentali che si ripetono nel tempo" (Wolff, 1959). Gli stati comportamentali individuati nella prima infanzia possono essere suddivisi in due categorie: stati di sonno e stati di veglia (veglia attiva, veglia quieta, pianto). I due tipi di sonno vengono anche classificati come "sonno quieto" (occhi chiusi, assenza di movimenti, assenza di movimenti oculari, respiro regolare) e "sonno attivo" (occhi chiusi o talvolta semi-aperti, movimenti oculari presenti, frequenti movimenti del viso e degli arti, respiro irregolare).
Gli stati di sonno e di veglia presentano differenze a seconda che si faccia riferimento ad un soggetto nato a termine o ad un nato pretermine. La principale differenza che può essere messa in evidenza riguarda l'organizzazione ancora non completa del sonno attivo e del sonno quieto nel bambino pretermine, ed anche il fatto che i periodi d'ogni stato (veglia, sonno attivo, sonno quieto) presentano una durata più breve (Dreyfus-Brisac, 1974).
Dreyfus-Brisac (1968), distingue nel bambino pretermine, uno stato di veglia (periodi di almeno due minuti con occhi aperti o chiusi, diffusi movimenti corporei, presenza o assenza di pianto), ed uno stato di sonno. Secondo l'autrice, prima delle 28 settimane d'età post-concezionale non possono essere distinti i diversi patterns di sonno e sarebbe presente solo uno stato di motilità ricorrente (il prematuro di quest'età si troverebbe in uno stato atipico di sonno). Solo dopo le 32 settimane, comincerebbero a comparire stati simili, ma ancora non uguali a quelli che sono definiti nel nato a termine come veglia, sonno attivo e sonno quieto.
Per quanto riguarda la differenziazione dei patterns di sonno, a 35 settimane, il sonno attivo non è ancora completamente emerso, mentre il sonno quieto non raggiunge un'organizzazione completa prima delle 37 settimane. Infatti, prima delle 35 settimane i movimenti oculari rapidi (REM) sono rari e può essere predominante un ritmo respiratorio periodico (Dreyfus-Brisac, 1974).Segnali sociali

- Pianto
Il pianto è il primo segnale che il bambino è in grado di emettere nei confronti dell'ambiente sociale che lo circonda Le qualità acustiche del pianto del neonato possono essere individuate per mezzo dello spettrografo, uno strumento che permette la visualizzazione del suono prodotto dal piccolo e la misurazione di parametri quali durata, frequenza fondamentale e intensità.
A 26 settimane, i nati pretermine rispondono con il pianto in seguito a stimoli dolorosi, ma il pianto spontaneo comincia a comparire solo dalle 32/34 settimane.
In seguito, dall'analisi spettrografica il pianto del prematuro mostra frequenze più alte, disfonazione e cambiamenti improvvisi di tonalità, rispetto a quello del nato a termine.
Questo fa sì che il pianto dei prematuri sia valutato dagli adulti come stressante, urgente spiacevole e provochi in loro risolutive, in grado di farlo terminare, anziché azioni del tipo "aspettare a vedere" (Zeskind, 1983).
Boukyndis e Lester, inoltre, hanno riscontrato una maggiore richiesta di aiuto (misurata in termini di frequenti visite mediche) da parte dei genitori di bambini prematuri con pianti ad alta frequenza.
- Sorriso
Nel bambino piccolo sono presenti due forme di sorriso: il sorriso endogeno (o spontaneo) presente sin dalla nascita, e il sorriso esogeno (o indotto) che si verifica in risposta agli stimoli esterni 3/4 settimane dopo la nascita a termine.
Il sorriso endogeno è di origine sottocorticale e, di solito, si verifica durante il sonno attivo.
Il sorriso esogeno tende, invece, a comparire durante la veglia tranquilla o la sonnolenza. Dopo le otto settimane, il sorriso esogeno è sostituito dal sorriso sociale (o di risposta), che il bambino presenta in seguito a stimoli sociali veri e propri, come la voce o il volto di chi lo accudisce.
L'ontogenesi del sorriso nel neonato pretermine è stata studiata in particolare da Emde (1971). L'autore ha osservato i comportamenti facciali di neonati prematuri (di varie età gestazionali) durante il sonno attivo, comparandoli con neonati a termine. Da tali osservazioni emergeva che i pretermine sorridono di più e che i loro sorrisi sono maggiormente raggruppati rispetto a quanto accade per i nati a termine. Le differenze, comunque, diminuiscono con il crescere dell'età gestazionale.
- Suzione
La suzione è uno dei più importanti mezzi d'interazione tra il neonato e chi lo accudisce, ed è essenziale per la sopravvivenza biologica. Questo riflesso richiede una serie coordinata di comportamenti (rooting, apertura della bocca, afferramento del capezzolo, deglutizione), che devono essere ben coordinati tra loro, in modo che il neonato possa raggiungere un'alimentazione orale non pericolosa.
Il bambino possiede due modalità di suzione: nutritiva e non nutritiva (mentre negli animali esiste solo quella nutritiva). La suzione non nutritiva è caratterizzata da un pattern regolare di scariche e pause, e si verifica in tutti gli stati di sonno e di veglia. La suzione nutritiva presenta lunghe scariche con bassa frequenza, ed è prevalente quando il neonato è sveglio e affamato. Nonostante le componenti isolate della suzione e della deglutizione siano presenti prima della ventottesima settimana di gestazione, queste non sono sufficientemente coordinate da permettere l'alimentazione con il biberon prima delle 32/34 settimane.
Nel nato prematuro la suzione assume un'organizzazione ritmica solo dalle 32 settimane di età post-concezionale, quindi l'alimentazione al biberon o al seno non è possibile prima delle 32/34 settimane.
Il ritmo della suzione è caratterizzato da scariche di suzione, intervallate da pause. Nel pretermine, il numero di suzioni per ogni scarica è minore e la variabilità delle pause tra le scariche è maggiore, che nel nato a termine. Questo può render più difficile alla madre, il compito di alimentare il piccolo prematuro. Inoltre, è stato osservato che spesso le madri, mosse dalla preoccupazione che il figlio recuperi peso, tendono a nutrire il bambino in modo continuo, sollecito, senza pause. Una simile situazione stanca e fa assopire il prematuro prima che si sia nutrito a sufficienza. È stato dimostrato che nei nati prematuri, le difficoltà di alimentazione possono permanere per tutto il primo anno di vita (Callegati e altri, 1986).
- Comportamento motorio
I neonati prematuri tendono ad essere ipotonici, scarsamente coordinati e a muoversi meno rispetto ai nati a termine. Dalle 36 settimane, però, i loro movimenti cominciano a divenire più coordinati, con meno tremori e più flessioni, a 38 settimane compaiono la coordinazione mano-bocca e la rotazione della testa verso una sorgente luminosa (Prechtl, 1979).
Nei nati prima della trentaduesima settimana di gestazione, specialmente se di peso non adeguato, possono persistere, a tre mesi di età corretta, movimenti anormali e poco coordinati, la presenza di movimenti spontanei anomali a quest'età è stata considerata predittiva di ritardi nello sviluppo ad un anno (Geerdnik, 1993).
- Risposte agli stimoli
Le ricerche sulle risposte dei neonati prematuri alle stimolazioni hanno dato risultati interessanti, anche se discordanti.
Rose, Schmidt e Bridger (1980), hanno rilevato che mentre i nati a termine di 40 settimane di età post-concezionale rispondono alle stimolazioni tattili sia con reazioni cardiache sia comportamentali, i pretermine di 38,5 settimane rispondono con le sole reazioni comportamentali e in minor misura. Un confronto successivo (Field, Dempsey e altri) ha rilevato che a 37,4 settimane per i pretermine non si ha alcuna differenza di reazione con gli a termine, al di fuori di una mancanza di decremento della sola risposta comportamentale.
Rose e altri (1980), hanno valutato le risposte cardiache e comportamentali ad uno stimolo tattile durante il primo ciclo di sonno di pretermine che avevano ricevuto un regime di stimolazioni multimodali, che implicavano modalità tattili e vestibolari. I risultati dimostrarono che l'intervento alterava il funzionamento sensorio del pretermine, soprattutto nel sonno attivo, facendolo comportare come un nato a termine. Field (1979) ha dimostrato che la prontezza di risposta all'interno di un campione di bambini prematuri (età gestazionale media 33 settimane) ad uno stimolo tattile o uditivo, si differenzia da quella dei nati a termine in vari modi: l'ampiezza di risposta è minore, lo stimolo deve essere più intenso, la risposta comportamentale può non accompagnarsi ad alterazioni del ritmo cardiaco, l'abituazione a stimoli ripetuti è incerta, così come la reazione alla novità (disabituazione).
In generale, Field trova che i prematuri hanno un'alta soglia d'attivazione alle stimolazioni degli adulti, accompagnata da una bassa tolleranza, perciò le interazioni con questi bambini devono essere mantenute entro una ristretta gamma d'intensità, per non provocare reazioni di rifiuto. Bambini con queste caratteristiche appaiono agli occhi degli adulti "poco partecipi", addirittura "poco umani", provocando sentimenti d'impotenza e scoraggiando i tentativi d'interazione in chi si occupa di loro.

Fonte: Il mondo dei gemelli
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