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Capire il linguaggio nei prematuri Empty Capire il linguaggio nei prematuri

il Lun 15 Ott 2018 - 16:30
Cercare di interpretare il linguaggio dei neonati e rispondere alle loro piccole esigenze può avere effetti positivi sullo sviluppo. A dimostrare l'importanza di questa interazione è un nuovo studio diretto dal Dr. Fabio Mosca nella sede del Dipartimento di Neonatologia dell'Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

La ricerca, scelta per il Pediatric Academic Societies' Meeting Washington, 14/17 maggio), ha inoltre rivelato come un buon rapporto comunicativo possa assumere grande valore nel caso specifico dei bimbi nati prematuri, per migliorarne lo sviluppo neurofunzionale. E' infatti noto che la prematurità è spesso causa prima di alcuni deficit nei processi organizzativi neuronali, con risultati che si riflettono, in special modo nei primi due anni, sull'integrazione degli aspetti motori, cognitivi ed emotivi. Lo studio diretto da Fabio Mosca ha così dimostrato che una precoce interazione madre-neonato, con l'aiuto di psicologi e psicomotricisti, si rivela di grande efficacia a livello neurofunzionale, tanto che all'età di 3 anni, i bimbi in esame dimostravano maggiori capacità a livello emotivo-comportamentale e cognitivo. Fabio Mosca spiega così la ricerca condotta su un campione di 36 coppie, formate da mamma e neonato prematuro: “Gli esperti hanno guidato le neomamme a scoprire il linguaggio del loro bambino (composto da pianto, riso e movimenti del corpo) e a rispondere nel modo corretto”. Dopo aver diviso le coppie in due gruppi, di cui uno di controllo, l'equipe di Mosca ha notato che, al 36esimo mese di vita, i bambini sottoposti al "progetto comunicativo" evidenziavano una migliore "maturazione". In termini medici, una volta valutata la loro condizione con il metodo internazionale per la determinazione dello sviluppo mentale (Griffiths Mental Deveplopment Scale), i bimbi presentavano punteggi significativamente più alti, sia nella scala emotivo-comportamentale (personale e sociale) che nelle scale cognitive (coordinamento occhi-mani e ragionamento pratico), rispetto al gruppo di controllo.

Fonte: Salute e Benessere
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